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Gli interventi di questo blog vengono pubblicati sul sito diarioreggino.it

IL PROGETTO SEI PER SALINE IONICHE

Mercoledì 05 Novembre 2008 20:30

ULTIMI COMMENTI SU WWW.DIARIOREGGINO.IT

L'INPS A REGGIO, UN UFFICIO CHE FUNZIONA

Venerdì 31 Ottobre 2008 18:16

  Una delle preoccupazioni che mi accomuna ai coevi è il lavoro dei figli, divenuto sempre più precario, e il trattamento pensionistico che riceveranno, legato alla contribuzione effettuata nella vita lavorativa. Il riscatto pensionistico dei loro anni di laurea può essere un mezzo per fornirgli un piccolo aiuto, anche in virtù della deducibilità fiscale della somma "consegnata" all'Inps e del suo pagamento dilazionato in dieci anni senza interessi. Trattandosi di cifre di una certa consistenza, soprattutto se si hanno due figli laureati, le informazioni vanno prese anche se non minuziose certo sufficientemente esaustive. Le informazioni da acquisire riguardano non tanto l'importo da versare (per la cronaca è fortettariamente di 4.500 euro per ogni anno da riscattare, se il figlio ancora non ha reddito da lavoro dipendente, o equivamente a un terzo dello stipendio lordo mensile, se ha già un'occupazione anche precaria) quanto se, con il sistema contributivo che ha sostituito quello retributivo, convenga farlo questo riscatto. La stessa cifra, infatti, potrebbe essere ratealmente versata in un fondo pensione per crearne una integrativa: l'importo della pensione sarebbe certamente maggiore ma si godrebbe con anni di ritardo.  Non sfruttando né amicizie né conoscenze, per ottenbere queste informazionivoglio fare il tentativo di rivolgermi alla sede reggina dell'Inps. L'inizio dell'approccio non è dei più feclici: chiamo un paio di volte il centralino non ottenendo risposta. Poi uso un escamotage: compongo le prime tre cifre del numero e sostituisco le seconde (rappresentate da tre 1) con numeri a casaccio (es: 202) sperando che mi risponda un interno: cosa che avviene. Scusandomi per aver forse sbagliato numero, chiedo se parlo con l'Inps. Alla risposta positiva, accenno al mio problema e, senza alcuna sollecitazione da parte mia, mi si risponde con molta gentilezza e mi si fornisce non solo il nome del funzionario esperto nel settore ma anche il suo numero interno e il giorno con l'orario in cui lo si può rintracciare disponibile alle domande degli utenti. Al giorno e all'orario indicatomi faccio il numero e il funzionario risponde dopo solo un paio di squilli: gli chiedo un appuntamento per parlare di persona del problema e questo mi viene dato per il giorno successivo alle 08:30. Ma non è tutto: rischiesto di informazioni sulla localizzazione dello sportello o della stanza dove mi sarei dovuto recare, mi si sugerisce di rivolgemi al servizio di vigilanza posto all'ingresso della sede dell'istituto e, dichiarato di avere un appuntamento con S. M., di farmi dare tutte le indicazioni utili. Ma non è ancora tutto: chiesto il mio nome, lo avrebbe comunicato lui stesso al vigilante. L'indomani, puntuale alle 08:30, mi reco all'Inps di via Romeo; mi presento al vigilante e, con mio grande stupore, mi accorgo di essere quasi atteso: si ricordava del mio appuntamento comunicatogli la mattina precedente dal funzionario S. M. Le informazioni ricevute sul percorso da effettuare all'interno del palazzo sono esaustive e trovo facilmente la stanza. La porta è chiusa: busso e mi si dice di entrare. Una persona distinta di mezza età sta parlardo con due giovani vicino a un computer: mi chiede, scusandosi, se posso aspettare non più di cinque minuti. Mi ritiro chiudendomi la porta alle spalle. Sono appena passati i cinque minuti che la porta si apre e sono invitato a entrare. Espongo i miei dubbi e, con calma e gentilezza ma soprattutto con competenza e chiarezza, in poco più di dieci minuti mi si risponde in maniera assolutamente esaustiva (con un linguaggio, cosa da non sottovalutare, assolutamente privo di qualsiasi inflessione o cadenza dialettale). Esco dall'Inps di Reggio che ancora non sono le 09:00. Nessuna chiosa, tranne una: anche se può sembrare una storia immaginaria ambientata nella "città perfetta", tutto quanto raccontato è accaduto realmente.

LA LEZIONE DI ARON

Giovedì 30 Ottobre 2008 07:20

  Raymon Aron (1905-1983): un intellettuale libero che ha scritto un suo personale manifesto la cui essenza è rintracciabile nelle ultime pagine de "L'oppio degli intellettuali".  "L'intellettuale non si deve sottrarre all'impegno e, quando partecipa all'azione, ne deve accettare tutta la durezza. Ma deve sforzarsi di non dimenticare mai le tesi dell'avversario, né l'incertezza dell'avvenire, né i torti dei suoi amici, né la segreta fratellanza tra combattenti". La durezza dell'azione più che subita va accettata come ineliminabile componente di un percorso di pensiero libero che rifugga dal conformismo e dall'opportunismo (tipico di quell'intellighenzia di sinistra organica al partito comunista che, nella Francia del secondo dopoguerra, dominava la scena). Il dibattito, pertanto, tenendo conto che nell'incertezza dell'avvenire non vi sono verità eterne, pur nella ferma proposizione delle idee nelle quali si crede, deve rispettare le tesi dell'avversario e tenere conto dei torti della sua fazione. Solo così gli intellettuali possono adempiere al loro compito produrre, valutare e selezionare le idee. Sotto un'angolatura lievemente diversa, sul ruolo degli intellettuali nell'attuale società si è scritto nella presentazione di "Un'idea di città", il foglio mensile della Fondazione Mediterranea, al cui sito si rimanda (www.unideadicitta.it).

COME SI ENTRA, NUDI E AMMANETTATI, NELLA SPIRALE DEL DEBITO

Giovedì 16 Ottobre 2008 07:36

La proposta è allettante: un prestito a rimborso triennale con un tasso d’interesse di poco superiore all’inflazione. Basta iniziare la procedura su internet, concluderla con una veloce firma all’agenzia locale, per poi ricevere entro sei giorni la cifra richiesta sul proprio conto corrente bancario, da cui la finanziaria provvederà mensilmente a prelevare la rata concordata tramite il sistema rid. Troppo bello per essere vero: ci dev’essere sotto qualcosa. Ma cosa? L’unico modo per scoprirlo è di dare inizio alla pratica.

Nel compilare le schede sul sito della società, fornisco come richiedente il nome di mia moglie, dipendente pubblica a reddito fisso e controllabile, dando tra l’altro il recapito telefonico dove può essere rintracciata. Dopo due giorni puntuale arriva una telefonata con la quale, comunicata l’accettazione della richiesta, viene concordato un appuntamento per il successivo lunedì alle 14,30 presso la locale agenzia reggina.

All’orario concordato accompagno mia moglie ma, nonostante ripetute suonate, la porta dell’agenzia non viene aperta. Solo dopo oltre dieci minuti, alle 14.40 circa, ci viene risposto da un funzionario di composta e formale eleganza che, con tono e timbro di voce per nulla in sintonia con l’abito indossato, ci comunica di tornare dopo le 15.00, orario di apertura al pubblico. Alla risposta che quell’orario ci era stato dato dalla finanziaria, risponde che non è possibile in quanto tutti i lunedì l’apertura è alle 15. Di fronte alle nostre insistenze, di malanimo, ci fa comunque entrare.

Alle 15 inizia la trafila: non è solo una veloce firma da apporre a un documento già predisposto, ma vi sono innumerevoli schede da riempire, leggere e firmare. Ma cosa si va a firmare? Tra le altre cose un’assicurazione, obbligatoria ma non specificata in precedenza, che, aggiunta alle altre spese, andava a fare allineare i costi finali di tutta l’operazione con quelli presenti sul mercato dei prestiti, di fatto annullando il vantaggio fatto intravedere su internet.

Al rifiuto di mia moglie, cui tra l’altro vengono chiesti anche dati sensibili ma indispensabili a fare andare avanti la pratica di finanziamento, per il funzionario non vi è altra soluzione (visto che la signora ha dichiarato di aver già assunto degli oneri economici e di avere comunque urgente bisogno della cifra richiesta) che quella di fornire la firma di un garante. Sono presente e posso garantire, fornendo il giorno successivo copia della mia dichiarazione dei redditi e, naturalmente, tutta una serie di miei dati personali.

Dopo circa dieci giorni non si trova ancora traccia del bonifico sul conto corrente. In compenso arriva un’altra telefonata: manca, tra la documentazione esibita, la ricevuta dei versamenti con i quali posso dimostrare di aver pagato le tasse (il modello F24 del 2008). Alla loro consegna avrei dovuto anche fornire, come già fatto da mia moglie, tutti i miei recapiti telefonici, cellulare e fissi, di casa e studio oltre agli indirizzi e-mail. Inoltre anche mia moglie sarebbe dovuta tornare: per apporre un’ultima firma – che si era rifiutata di apporre in prima istanza – che autorizzava la finanziaria a usare i sui dati personali.

Insomma, per ricevere la somma necessaria ci si deve consegnare nudi e ammanettati.

Alla richiesta di annullare la pratica e di farsi restituire tutta la documentazione consegnata, si riceve un secco rifiuto: la documentazione (certificati, fascette stipendiali, copia documenti di identità, copia denuncia redditi, dati anagrafici e di residenza, recapiti telefonici e di posta elettronica, ecc.) fa ormai parte dell’archivio delle società finanziaria e non può essere restituita.

Anche se la pratica viene annullata, si rimane comunque violati nella propria privacy.

Scoperto, quindi, l’arcano delle offerte di prestito a tasso agevolato:1) con il costo aggiuntivo dell’assicurazione obbligatoria non si ha la convenienza pubblicizzata; 2) al rifiuto di sottoscrivere la polizza, con la firma del garante si immette un altro nominativo nella banca dati della finanziaria; 3) anche se la pratica di finanziamento non viene conclusa, comunque la finanziaria incamera dati che verranno usati in modo spregiudicato (con ossessive telefonate e messaggi pubblicitari sull’e-mail o, peggio, con l’invio non richiesto di carte di credito/debito con tassi di interesse altissimi ma accompagnate da persuasivi messaggi volti al loro facile e semplice utilizzo).

LA SCRITTURA NEI TEMPI DI INTERNET

Domenica 12 Ottobre 2008 21:35

 

Dagli scaffali della libreria, dove risiede ormai solo come arredo di parete, la Treccani da anni mi guarda supplice: i suoi volumi, un tempo giornalmente vistati, non vengono più aperti e consultati; non vengono nemmeno più notati, come se fossero mera tappezzeria. E, come la Treccani, altri libri di consultazione (raccolte biografiche, annali, dizionari storici e geografici, ecc) si ricoprono di polvere nell’abbandono di chi, un tempo, da essi si cibava delle sue pietanze preferire: il “piacere della conoscenza” è ormai altrove, di facile accesso e ritrovamento, a portata di clik e mouse.

Escono oggi, con qualche lustro di ritardo, saggi e articoli su di un argomento che già negli anni Sessanta era stato affrontato e in parte eviscerato da Marshall McLuhan: il sociologo diceva che i media non sono strumenti indifferenti della trasmissione del pensiero, ma sono in grado di condizionarlo nella formazione delle idee. Oggi si dice che internet, divenuto il medium per antonomasia, sta cambiando il nostro pensiero ovvero il suo modo di esprimersi e concretizzarsi in idee e proposizioni; oggi, con google, nasce un pensiero orizzontale che, amplificato e velocizzato l’accesso all’informazione, usa questa in modo superficiale ed evanescente.

La memoria, con la facile reperibilità extracorporea di qualsiasi dato, si anoressizza fino a rendersi un filiforme simulacro della corposa costruzione delle rinascimentali mnemotecniche: il pensiero, di cui la memoria è indispensabile componente, pertanto cambia in un veloce e infaticato passaggio da un’informazione all’altra: non più le approfondite analisi e i coerenti approfondimenti, frutto di lente letture e pacate riflessioni, ma superficiali riassunti e veloci sintesi, portato di frenetici passaggi da un link a un altro (gli statistici di internet ci dicono che un tempo da tre a cinque minuti su di una pagina web è sinonimo di particolare attenzione ai suoi contenuti: un tempo ridicolmente insufficiente per leggere una pagina di libro e rifletterci un po’ sopra).

Il pensiero, quindi, sta cambiando; e col suo pensiero, sta cambiando l’uomo: e anche io sto cambiando, con maggiore produzione e minor approfondimenti.

Dieci anni fa scrivevo di meno e leggevo di più; da giovane ho letto tantissimo e scritto pochissimo: domani, quando avrò scritto su tutto ciò che ho letto, di cosa scriverò? Vedo già ora in giro parecchie cose scritte con un – non tanto bene camuffato – “copia e incolla” da internet: arriverò anch’io alla minimale scrittura di riporto, di poca o nessuna utilità sia per il lettore che per lo scrivente?

Piuttosto sarebbe meglio, appesa la penna al muro, riprendere le buone letture (in compagnia del morbido suono di un vecchio vinile e dell’altrettanto morbido sapore di un vecchio brandy spagnolo) e concentrarsi sui piaceri della tavola e del golf.

 

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