
NASCE IL LABORATORIO POLITICO “CITTÁ LIBERA”
Mercoledì 15 Aprile 2009 10:11
Come scritto sul nostro blog Diario Reggino il 17 marzo, e puntualmente riportato su strill.it, si è deciso di non unire la nostra voce a quella di chi sul carro dell’Area dello Stretto è salito solo ora, a cose fatte, dopo aver in passato osservato con sufficienza se non addirittura ostacolato la nostra attività culturale su un’idea di città libera dalle angustie regionali.
Tra l’altro, in chiusura del pezzo, così ci siamo espressi: “Fondazione Mediterranea come Avanguardia? Forse. È per questo che dal 12 marzo 2009 al suo interno, piuttosto che sentirsi soddisfatti nello scrivere comunicati stampa autocelebrativi, si guarda già oltre: a come integrare l’Area dello Stretto con l’occhio a una miniregione autonoma; a quali saranno i rapporti con l’Area Metropolitana di Catania, tendente a inglobare quella di Messina; a che relazioni stringere con la città di Vibo Valentia, logica estensione a nord delle sinergie turistiche; ecc. Andare avanti con pensiero e stare avanti con le idee spesso comporta l’essere soli, come quando si è stati ascoltati con scetticismo a proposito della nostra idea di Sistema e Autorità Portuale dello Stretto: è per questo che non uniremo mai la nostra voce a chi si affanna a salire ora, a cose quasi fatte, sul carro dell’Area dello Stretto. Essere avanguardia culturale è un privilegio che pesa: ma la Fondazione Mediterranea ha larghe spalle per sostenere questo peso.”
Un’avanguardia come la nostra, per non rischiare di divenire un corpo avulso dalla società, ha necessità di affinare i propri mezzi culturali e propositivi: i tempi sono ormai maturi per la creazione di un laboratorio politico dall’emblematico nome di Città Libera. Il laboratorio, pur nato sotto l’egida della Fondazione Mediterranea, sarà comunque indipendente da essa: per poter definire meglio strategie che potrebbero comportare anche un’azione politica diretta, il che colliderebbe con lo statuto della Fondazione.
L’iniziativa verrà presentata martedì 21 aprile alle ore 17 a Palazzo San Giorgio nel corso di un incontro tra la Fondazione Mediterranea e i media cittadini.
MITI RITI CIBI NELLA PASQUA CALABRA
Lunedì 13 Aprile 2009 08:06
Presentare un libro è, prima di ogni altra cosa, entrare in un mondo di idee e di fatti che introduce, nel suo dispiegarsi, a una visione antica e nuova della storia e dell'esperienza umana.
L'attualità celebrativa della Pasqua offre all'Autore l'agio di ripercorrere, in una interessante prospettiva antropologica, lo sforzo di eludere la paura della morte e di placare nei riti la coscienza colpevole che è fòmite di cultura.
C'è in tutto ciò un incontro inevitabile di empietà e bisogno di trascendenza.
Desiderio di vita e recòndito bisogno di morte. È per questo che la religiosità ha la meglio sulla fede.
Anzi, per dirla con Tommaso d'Aquino, viene messa in luce quella eccedenza di religione che si chiama superstizione.
L'ambito dell'antropologia definisce e disegna, nel discorso di Roberto Spinelli, i comportamenti che, nella religiosità popolare, promuovono la ricerca di un intervento salvifico risolutivo e drammaticamente ricercato col fine di produrre stati d'animo che alimentano la certezza soteriologica dell'intervento divino.
Non è tuttavia escluso che in tale clima non si realizzi pure quell'intromissione patente, salvifica, ma pur sempre misteriosissima e non rassicurante, che nessuno può prevedere.
Perciò, nonostante la drammaturgia talvolta cruenta, il ricorso al rito che istituzionalizza la memoria della Pasqua mantiene e custodisce in se le caratteristiche di un'attenzione vigile in timore e tremore.
Essi, i riti, finalizzati al compimento di un fine di salvezza, sono intrisi di compunta contrizione e di sentimenti di esaltata partecipazione affettiva. Anche quando la necessità di una estenuazione della forza vitale riduce, per scopi rappresentativi, la distanza fra la vita e la morte.
Mi riferisco più precisamente a quelle donne che, per essere in sintonia con la partecipazione alla passione ed alla morte di Cristo, riducono al minimo il nutrimento per apparire interpreti efficaci e verisimili del pathos funebre ed angoscioso della Settimana Santa.
Ma questo riferimento mi offre l'opportunità di ricordare, come fa Roberto Spinelli, l'intervento salutare e ristabilizzante del vescovo reggino Cardinale Gennaro Portanova mirante a contenere gli eccessi ed a castigarne la esaltazione.
Religiosità popolare, quindi, senza fanatismo. Mortificazione senza accanimenti feroci e cruenti. Solo un po' di molto umano masochismo senza sadismo autocompiaciuto e volto su se stessi.
Perciò, un recupero salvifico del messaggio evangelico che invita alla memoria della Passione nell'affidamento al Dio che salva.
Armonioso equilibrio fra religione che spinge l'uomo verso Dio e la fede mediante la quale, nell'affidamento l'uomo riceve l'aiuto di Dio in Cristo Gesù che è, per antonomasia, "autore e perfezionatore della fede".
Il grande pregio di questo libro, un piccolo libro, ma spesso i libri di poche pagine sono i più saporosi, e non é peregrino ricordare che mega BiBlioumegakakon, il pregio di questo libro è appunto un rinvigorimento di quel pathos religioso – tutti gli uomini sono, anche se il più spesso lo negano, uomini religiosi – che è il fondamento tragico dell'isolamento che aspira alla solitudine serena e ristoratrice della comunicazione.
Una tragedia che si dissolve nella salvezza della fede. Ma tuttavia, essendo anche la colpa un sentimento pervasivo ed onnipresente, tutti gli uomini hanno, in maniera cosciente o non, bisogno di soffrire.
Tutti abbiamo bisogno di essere salvati, non solo puniti. Perché la pena allevia la colpa.
Nessuno può imitare Cristo nella sua passione, e nemmeno nella sua vita. La nostra vita in Cristo è dono gratuito di Dio e nessuno può menarne vanto.
L'ascesi è stata però, da sempre, una tentazione. È per questo che si ricorreva all'impiego eccessivo di tecniche ascetiche cruente.
Siamo piuttosto richiesti di porci alla sequela del Redentore con pazienza e perseveranza: "chi dice di dimorare in Cristo deve comportarsi come lui si è comportato (Giov. 2,6).
Una sequela nell'obbedienza che distrugge l'orgoglio e produce l'umiltà della piccolezza nella quale, gratuitamente, ed in maniera assolutamente imprevedibile e sconosciuta, gli uomini ricevono la salvezza dalla schiavitù del peccato. Il mistero dell'uomo è infatti anche il mistero di Dio.
Voglio ricordare a me stesso, ed a voi che benevolmente mi ascoltate, che l'uomo è un animale simbolico. Se perde contatto con l'universo dei simboli è culturalmente morto. Non comunica più. Non ha futuro e neppure avvenire.
Non ha Dio.
Riappropriarsi dei significati nascosti ed inseriti nei simboli e vivere.
Questo mette in luce egregiamente la ricerca antropologica dell'Autore, che ci invita a riscoprire le tradizioni.
Voglio perciò ringraziare Roberto Spinelli che ci ha riportati alle nostre radici culturali ed ha dato a me l'occasione di rendere perspicuo il rapporto sempre periclitante fra religione e fede.
Un'idea di città - marzo 2009
Martedì 24 Marzo 2009 17:33
TUTTI SUL CARRO DELL’AREA DELLO STRETTO
Martedì 17 Marzo 2009 09:24
Giovedì 12 marzo, pomeriggio, Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio: è riunita l’assemblea annuale della Fondazione Mediterranea (www.fondazionemediterranea.org) per delineare il tragitto operativo dell’anno in corso e il relativo conto economico. Si affaccia alla grande porta della sala il sindaco Scopelliti e annuncia che le Commissioni Bilancio e Finanza della Camera dei Deputati hanno approvato l’emendamento dell’on. Bocchino del PdL, che aveva assorbito quello presentato dall’on. Laganà del PD, riguardante l’inserimento di Reggio tra le città metropolitane. Applauso, scambio di complimenti, saluti.
Si resta tutti un po’ straniti: dopo anni di discussioni, convegni, dibattiti, riesumazione delle vecchie carte del “Progetto 80”, di sogni sulla grande Utopia della Città Metropolitana dello Stretto; ecco che in poche settimane tutto sembra realizzarsi per un insieme di fatti e circostante favorevoli. Giuseppe Strangio ha l’idea e stila un emendamento che fa firmare all’on. Laganà: il PD corre in avanti e il PdL corre a sua volta per superarlo; poi, subito dopo, la questione dei Bronzi a G8: il PdL vola via e il PD insegue; poi ancora la Grande Icona della Modernità che irrompe sulla scena con la sua imbarazzante imponenza: altro punto a favore dell’Area Metropolitana, che il PdL cavalca alla grande e il PD subisce.
Tutto in poche settimane: anni di lavori sotto traccia, di tentativi di contemperare in fatti politici bipartisan le logiche degli opposti schieramenti, di sana lobby localistica; tutto spazzato via e messo da parte come appartenente al passato. Felici che tutto sia successo e di aver raggiunto l’obiettivo che si era dato la Fondazione Mediterranea alla sua nascita, ma straniati per dover ora ridefinire finalità e obiettivi, si pensa per il giorno dopo di buttar giù due note, un comunicato per la stampa che ripercorra l’iter tracciato e percorso da una Fondazione nata per promuovere e sviluppare l’idea della Ara e della Città Metropolitana dello Stretto.
Poi però ci facciamo sdegnosi da parte: non vogliamo unire la nostra voce, che spesso ha suonato inascoltata, a quella di chi, difficile a convincersi sul futuro reggino non necessariamente legato alle sorti calabresi, ora si dichiara sostenitore della necessità dell’integrazione tra le due sponde dello Stretto. Tutti ora saltano sul carro dell’Area dello Stretto, anche coloro i quali sono storicamente legati mani e piedi a un potere regionale che ha tentato con tutti i mezzi di emarginare Reggio e di appropriarsi delle sue icone della Magna Graecia e della mediterraneità.
Da vox clamans in deserto a vox populi? La voce della Fondazione Mediterranea, ideale crogiolo di riflessioni epistemologiche ed etico-estetiche su un’innovativa idea di città metropolitana a cavallo di un braccio di mare e di due regioni, non è mai stata una vox clamans in deserto, inascoltata e infruttifera, ma non aspira minimamente a essere una vox populi, banalizzata dall’unanimità: la sua voce è stata e continuerà a essere avanti alle altre, farà strada, segnerà quei percorsi che l’azione politica percorrerà a tempi maturi.
Fondazione Mediterranea come Avanguardia? Forse. È per questo che dal 12 marzo 2009 al suo interno, piuttosto che sentirsi soddisfatti nello scrivere comunicati stampa autocelebrativi, si guarda già oltre: a come integrare l’Area dello Stretto con l’occhio a una miniregione autonoma; a quali saranno i rapporti con l’Area Metropolitana di Catania, tendente a inglobare quella di Messina; a che relazioni stringere con la città di Vibo Valentia, logica estensione a nord delle sinergie turistiche; ecc.
Andare avanti con pensiero e stare avanti con le idee comporta l’essere soli, come quando si è ascoltati con scetticismo a proposito della nostra idea di Sistema e Autorità Portuale dello Stretto: è per questo che non uniremo mai la nostra voce a chi si affanna a salire ora, a cose quasi fatte, sul carro dell’Area dello Stretto. Essere avanguardia culturale è un privilegio che pesa: ma la Fondazione Mediterranea ha larghe spalle per sostenere questo peso.
Assemblea sociale 2009
Mercoledì 04 Marzo 2009 22:39
