PREMIO FATA MORGANA: NON UN SEMPLICE PREMIO
Si deve ringraziare la dott.ssa Antonella Freno, assessore ai beni culturali e grandi eventi, non tanto per la professionalità e l'impegno riversato nell'organizzazione degli eventi culturali, essendo questo il suo specifico mandato assessorile, quanto per una specifica ricaduta che alcuni di questi hanno avuto e avranno.
Mi riferisco all'avvicinamento o riavvicinamento alla città della sua diaspora professionale, al rinsaldamento di quei vincoli affettivi che la legano al "dolce suol natio", allo strutturarsi di positive relazioni al suo interno con l'obiettivo di fare sana lobby localistica.
Insomma, mi riferisco ai vantaggi che ci derivano dall'organizzazione di eventi in cui, ogni qual volta è stato possibile, si è privilegiata la presenza di personalità che, di origine reggina, si sono affermate nel panorama nazionale e internazionale, contribuendo con la loro attività professionale alla crescita e allo sviluppo e al progresso del Sistema Italia. Ma non è tutto: si sono così avvicinate alla nostra terra, alle nostre realtà e potenzialità che non conoscevano o conoscevano solo distrattamente, uomini di alta valenza che con la nostra diaspora avevano nel tempo strutturato forti legami di amicizia o interesse.
Non si è trattato, quindi, solo di rinsaldare vincoli affettivi tra la diaspora professionale reggina e Reggio ma anche di allargare l'interesse per la nostra terra a grandi e influenti personalità dell'economia e dell'imprenditoria.
Un esempio di quanto detto è stata la realizzazione di un Premio Nazionale, tradizionale forma di cultura/spettacolo utilissima a produrre gli effetti di cui sopra, titolato Fata Morgana e nato all'interno della diaspora reggina con promotore Ercole Pellicanò, presidente ANSPC (associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito). Non farò una descrizione della piacevole e utile mattinata di sabato 20 febbraio trascorsa al Teatro Cilea, pur meritoria di attenta cronaca, limitandomi a sottolinearne due soli tratti: un concetto espresso nella relazione di Paolo Savona, uno dei premiati, presidente della Banca di Roma; l'intervento di Francesco Bellavista Caltagirone, anche lui premiato, intervenuto nonostante il recente lutto del fratello.
Savona, presidente di una commissione di analisi sugli aiuti al Meridione, ha affermato che è il Sud a finanziare lo sviluppo del Nord perché, incapace di utilizzare gli aiuti per irrobustire il suo sistema produttivo, utilizza questi per l'acquisto di beni e servizi nelle Regioni del Nord. È come riversare liquido in una pentola bucata non riuscendo così mai a riempirla ovvero è come se il Nord si riprendesse con la mano sinistra ciò che dà con la destra. In Calabria, horribili dictu, è in passivo anche il bilancio alimentare: ben l'otto per cento delle nostra spesa alimentare viene utilizzata per importare cibo, che viene prodotto in quantità insufficiente a nutrire i suoi abitanti. Va da sé che in queste condizioni, con un passivo che non deriva solo dall'acquisto di beni industriali e sanitari ma anche da settori in cui si dovrebbe essere esportatori, non è possibile alcuno sviluppo.
Passando a Caltagirone, affermato che il principale business della sua famiglia dall'immobiliare si è spostato al settore delle infrastrutture turistiche - ovvero alla costruzione di aeroporti, alberghi e porti turistici - con poche ma chiarissime parole si sono affermati fondamentali concetti. 1) Gli investimenti in infrastrutture e promozioni turistiche sono e saranno fallimentari fino a quando non si collegheranno a basso costo gli aeroporti del Sud con quelli di località produttive e ricche del Nord Europa. Nelle condizioni attuali, è come se ogni pacchetto turistico al Sud venga gravato di una tassa di più di cento euro: gli investimenti regionali, pertanto, dovrebbero essere polarizzati sulla sponsorizzazione di nuova tratte aeree oltre che sulla promozione dell'immagine. 2) Indispensabile è creare una buona ricettività per la nautica da diporto, fonte continua di occupazione e benessere per le Regioni e località costiere che hanno saputo investire nella portualità turistica. Si è comunque specificato che l'inerzia nel settore non è solo colpa degli Enti Locali ma anche dell'asfissiante burocrazia italiana che richiede, per la realizzazione di approdi turistici, ben 26 passaggi amministrativi: basta che un solo funzionario si metta di traverso per bloccare tutto l'iter.
Caltagirone ci comunica la scoperta l'acqua calda? Pur essendo verità che conoscevamo e sulle quali si è già sufficientemente detto e scritto - tra l'altro fanno parte delle riflessioni esposte dal sindaco Scopelliti in un volume che uscirà ai primi di marzio a cura dello scrivente per i tipi dell'Editrice Sperimentale Reggina - fa comunque impressione vedersele dire in faccia: fa però piacere sentirle affermare da chi si dichiara disponibile a investire nel nostro territorio ove si creino le condizioni opportune.
Un'offerta, quella dei Caltagirone, che risponde a un invito finora mal posto: se fosse ben rimodulato potrebbe essere accettato.




