SCOPELLITI E LA NOVITÁ DEL SUO PROGRAMMA
Su quanto affermato da Giuseppe Scopelliti a Lametia Terme in occasione dell'apertura formale della propria campagna elettorale si può notare che, insieme a proposizioni più o meno attese o scontate, vi sono alcune indubbie novità,
soprattutto rispetto a quanto detto da chi gli scorsi anni lo ha preceduto nell'agone elettorale per la leadership calabrese.
Non mi riferisco tanto (1) alla netta e inequivoca presa di posizione contro la ‘ndrangheta, che comunque si avverte sentita e sincera contrariamente a quella opaca e non molto definita assunta da altri;
e nemmeno (2) all'impegno contro la disoccupazione giovanile, che comunque si appalesa rivolto anche a un target più sensibile e qualificato ovvero a quello costituito dalle professionalità che, formate anche fuori Calabria, si deve far sì che rientrino per essere utilizzate soprattutto in una sorta di "rivoluzione burocratica";
né (3) alla promessa, pur nuova e dirompente vecchi e abusati schemi, di voler valorizzare, nell'assegnazione di incarichi e consulenze, la professionalità e la competenza indipendentemente dallo schieramento politico;
né, ancora, (4) alla stigmatizzazione dell'abitudine governativa di promettere ai giovani posti di lavoro nei già pletorici carrozzoni regionali;
e neanche (5) all'impegno di promuovere l'agricoltura (recentemente, presente Scopelliti, Paolo Savona ci ha ricordato - cfr. www.diarioreggino.it sul Premio Fata Morgana - che il bilancio agricolo regionale è deficitario di un buon 8%);
ma mi riferisco, soprattutto, (6) a quanto detto in relazione all'antico vizio calabrese delle divisioni campanilistiche, vizio che determina disequilibri distributivi o paralisi da veti incrociati senza una visione unitaria e coesa del territorio.
Scopelliti ha fatto a Lametia un'affermazione quasi banale nella sua semplicità, eppure nuova: le cinque provincie si devono sentire coese intorno al capoluogo regionale in un contesto di forte rilancio delle singole identità.
Ciò che negli altri territori regionali si dà per scontato, in Calabria dev'essere affermato: rispetto dei ruoli, senza che questo degeneri in servilismo; riconoscimento della leadership, senza che questa generi abusi e disequilibri; affermazione delle singole specificità e identità provinciali, senza che queste si diluiscano in una generica calabresità.
È un passo del programma difficile da digerire per chi abbia ancora vivo il ricordo degli anni Settanta, ma è l'unico modo di rispondere con un coraggioso criterio di giustizia alla domanda di equità posta dalla generazione che dei Moti di Reggio ha solo letto sui libri.
È una risposta a quelle lotte di campanile che si possono riassumere nella delirante presa di posizione dell'attuale assessore regionale all'Agricoltura, Pietro Amato, che si è scagliato contro il parlamentare reggino Francesco Nucara per aver questi interrogato il Ministro competente sulla possibilità di ristabilire l'equilibrio rotto con la sottrazione a Reggio e il trasferimento a Catanzaro di alcuni servizi di Poste Italiane. Un'alzata di scudi, quella di Amato e suoi sodali, ingiustificata e arbitraria e, tutto sommato, insensata: Nucara, infatti, non ha chiesto a Scajola la revoca delle disposizioni ma una loro rimodulazione finalizzata, con il raddoppio dei servizi giustificato dalla presenza in Calabria di una Città Metropolitana, a non disperdere il patrimonio in beni materiali e professionalità umane presenti a Reggio.
È contro questi pessimi esempi di campanilismo, contro una visione troppo baricentrica della vita politica regionale, che dev'essere interpretata la posizione assunta da Scopelliti: le singole Province, preso atto della leadership regionale e rispettatala, non devono nel far ciò diluire le proprie identità dimenticando i propri interessi.




