1. Skip to Menu
  2. Skip to Content
  3. Skip to Footer>

diario-reggino

CONOSCERE LE PROVINC(I)E, PARTENDO DALLA GRAMMATICA

PDF Stampa E-mail

Martedì 24 Gennaio 2012 10:01

Abituati come siamo a parlare come ascoltiamo e, spesso, a scrivere come parliamo, non si pensa a etimi e regole grammaticali: si sposa acriticamente la prassi, che comunque nel tempo influenza se non addirittura determina lo stabilirsi delle regole. Non può pertanto considerarsi sbagliato l'approccio pragmatico che generalmente abbiamo verso la nostra lingua.

 

Ragionando in questa ottica, ci si pone una domanda: Il plurale di provincia si scrive "provincie", come si legge nella nostra Carta Costituzionale, o invece "province", come la prassi corrente ci suggerisce?

Cosa recita oggi la regola grammaticale? Si è artificiosamente stabilito che il plurale delle parole che si concludono con "cia" e "gia" mantengano la "i" solo se "c" e "g" sono precedute da una vocale e la perdano se queste sono precedute da una consonante. Esempi: camicia, la cui "c" è preceduta da una vocale, al plurale fa camicie e non camice; mentre faccia, la cui "c" è preceduta da una consonante, fa facce e non faccie.

Secondo questa regola, Provincia, la cui "c" è preceduta dalla consonante "n", al plurale dovrebbe fare province.

Una regola arbitraria e tutto sommato inutile perché, se la regola serve a rendere intellegibile il termine, mentre al singolare la presenza o meno della "i" può a volte essere indispensabile a indicare un suono palatale (esempio classico quello di ciliegia/ciliega) al plurale la presenza o meno della "i" non cambia la pronuncia.

Ai tempi della redazione della nostra Costituzione ancora non era stata formalizzata la regola ortografica di cui sopra e, pertanto,si privilegiava l'etimo.

Provincia è una voce latina che nell'antichità, non avendo il latino né la "v" né i suoni palatali, era composta di quattro sillabe e si pronunciava "pro'winkia" (al plurale "pro'winkiae") con la "i" dal suono ben chiaro e distinto. Nel redigere la nostra Costituzione, si è preferito mantenere la "i" nonostante che il lemma nella lingua parlata si fosse ristretto a tre sole sillabe perdendo la sonorità della "i".

In medio stat virtus: mantenere il criterio etimologico per le parole dotte, ovvero di provenienza greca o latina, mantenendo la "i" al plurale; eliminare la "i" nei plurali delle parole di origine popolare.

Questa soluzione non piace però ai media, che spesso scrivono il plurale di Provincia così come si pronuncia: certamente non sbagliando ma contribuendo a quella progressiva semplificazione del linguaggio tanto cara all'homo banalis.