STATALE 106, UNA TRAGEDIA SPORCA DI SANGUE
* Fra i primati negativi della nostra città (per la verità dagli ultimi anni Novanta a oggi il loro numero si è progressivamente contratto) è certamente da ascrivere il tratto della statale 106 che da Reggio porta a Melito: è uno dei pochissimi casi in Italia di una superstrada (che peraltro è l’unica arteria stradale a decorso longitudinale presente nella fascia sud-orientale dello stivale) che oltre a essere l’unica via di collegamnento tra comuni limitrofi (Reggio, Motta-Lazzaro) lo sia anche tra alcuni quartieri cittadini (San Gregorio, Pellaro, Bocale).
* Questa tragedia, che ci trasciniamo da decenni e che di anno in anno diviene sempre più sporca di lacrime e sangue, è solo frutto dell’abusivismo edilizio, dei relativi allacci abusivi alla rete viaria, dell’espansione urbana concentrata sulla fascia comunale costiera: o non deriva anche dalla colpevole disattenzione di amministratori e politici? Pur non essendosi potuta fin ora raddoppiare a monte la 106 (soluzione definitiva al problema ma di non semplice progettazione e facile esecuzione) certamente si sarebbe potuto già da tempo effettuare tutte quelle opere di messa in sicurezza che oggi vengono ampiamente pubblicizzate (specificando che i finanziamenti sono certi e sicuri non rientrando tra quelli “agganciati” alla manovra dell’ICI).
* Quanti morti ci sono stati prima che finalmente si decidesse di sistemare un po’ di reti di contenimento, di abbattere un paio di muretti, di migliorare la segnaletica orizzontale, di porre qualche spartitraffico, di predisponesse qualche limitatore di velocità, di illuminare le gallerie, di chiudere gli allacci viari abusivi, di livellare il fondo stradale, ecc.
* Tutte queste iniziative, le minime indispensabili per definire come superstrada un qualcosa che altrimenti non sarebbe tale, vengono annunciate oggi con grande strombazzamento mediatico: quando ormai non vi è famiglia reggina ove non si sia pianto un parente o un conoscente morto sulla 106.
* In quale paese che si voglia definire civile si deve aspettare l’ingresso nella stanza dei bottoni di un compaesano (l’ing. Giovanni Laganà, di Saline, nominato capo compartimento calabrese dell’Anas) per potersi compiacere di vedere issata, garrula al vento della modernità, la bandiera della sicurezza stradale?