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MESSINA VERSO LE ELEZIONI COMUNALI

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Giovedì 12 Giugno 2008 07:15

 

Messina sta vivendo in questi anni una delle fasi più critiche e tormentate della sua millenaria storia, assediata com’è da alcune problematiche sociali e urbanistiche rimaste irrisolte: approssimativa gestione dei rifiuti solidi urbani, caoticità del traffico urbano nonostante la presenza di un’avanzata metropolitana di superficie, servizi sociali assolutamente insufficienti, mancanza di collegamenti costanti e frequenti e veloci sullo Stretto, persistenza di quartieri baraccati che in prevalenza ancora insistono nelle aree in cui vennero ideati dopo il terremoto del 1908, crisi occupazionale aggravata dalla perdita di posti di lavoro in settori un tempo strategici per la sua economia (cantieristica, commercio, ferrovie).

 

A tutto questo si aggiunge la sensazione dei messinesi di essere in una città bloccata, stretta com’è in una morsa le cui braccia sono costituite dalla criminalità organizzata e da ben identificabili poteri forti economici, il cui obiettivo è uno status quo in grado di garantire il mantenimento delle rendite parassitarie. Questa diade di potere, controllando capillarmente il territorio e l’economia e il consenso, blocca le energie di una città che, oggi come ieri, agli occhi dei reggini appare tristemente sonnacchiosa e quasi rassegnata a continuare a vivere di quelle rendite derivanti dalla sua posizione e dal suo territorio provinciale.

 

L’assottigliamento di queste rendite (dismissione di apparati burocratici statali, autonomizzazione di parti ricche della sua Provincia) sembra stia finalmente svegliando Messina, nella cui cittadinanza sta assestandosi l’idea che un futuro buon sviluppo debba concretizzarsi in un’ottica non solo isolana: con l’apertura a scenari socio-politici che, sprovincializzandola, portino la città peloritana e il suo hinterland a essere parte di una più vasta area metropolitana che comprenda l’estrema punta dello Stivale.

 

L’imminente conclusione della sfida per la conquista di Palazzo Zanca tra Francescantonio Genovese, candidato del PD, e Giuseppe Buzzanca, di AN, con il terzo incomodo di Fabio D’Amore, dell’UDC e già presidente del Consiglio Comunale, che potrebbe giocare un suo ruolo in caso di ballottaggio, (dando per scontata una presenza quasi simbolica di Rosario Ansaldo Patti, di Rifondazione Comunista, e di Filippo Clementi, di Forza Nuova), consegnerà al vincitore un pacchetto non indifferente di problemi da risolvere: che andranno affrontati sopratutto con il lasciarsi alle spalle i temi di una campagna elettorale condotta più all’insegna della presa sull’immaginario della cittadinanza che della proposizione concreta.

 

Infatti, come anche puntualmente segnalato da Peppe Caridi su www.strill.it, l’ossessiva presenza del tema del Ponte sullo Stretto (la cui costruzione non può certo dipendere dalle volontà dei sindaci) sta distogliendo oggi, come ha fatto anche in passato, l’attenzione dei cittadini dai veri problemi dell’area metropolitana dello Stretto: che, come ogni opera dell’uomo, va costruita pezzo per pezzo, giornalmente, con pazienza e determinazione, senza inseguire il sogno che, a seguito della realizzazione dell’attraversamento stabile sullo Stretto, questa si possa realizzare da sola come per incanto.

 

L’augurio dei reggini è che, per il bene di tutta l’area, chiunque vinca (Genovese o Buzzanca) concentri la sua attenzione su progetti concreti e, un po’ come si è fatto a Reggio (prima con Falcomatà e poi con Scopelliti), si produca crescita locale con un’attenzione al secondo livello, quello riguardante l’Area dello Stretto, presupposto indispensabile per accedere al terzo livello, quello delle dinamiche economiche vaste e transnazionali. Le due città, da sole, non potranno essere in grado di sfruttare al meglio le opportunità che verranno date dalla concretizzazione nel 2010 dell’area di libero scambio prevista nel Mediterraneo dal Protocollo di Barcellona: cosa che potrebbero fare le realtà comunali dello Stretto e le due Provincie se facessero sistema e si muovessero all’unisono.