CITTA' LIBERA
Giovedì 12 Giugno 2008 20:42
Caro lettore, hai mai provato a immaginare la tua Città non più vassalla di interessi a lei lontani e a volte contrapposti, ovvero libera di operare scelte non condizionabili da oscure trame di potere o da veti politici incrociati? Hai mai pensato a quante compresse e fin ora nascoste energie si potrebbero liberare per il semplice fatto d’essere autonomi nel decidere il proprio destino, sia nel bene che nel male, senza che ci si ponga reciproci ostacoli di fazione? Hai mai ipotizzato di poter instaurare con l’altra sponda dello Stretto un concreto e fruttifero dialogo, basato su condivise radici e quasi comune identità storica oltre che su attuali coincidenti interessi? Hai mai sognato che l’Area dello Stretto divenga una Città Metropolitana che, già centro geografico del Mediterraneo, ne possa anche divenire baricentro culturale e, perché no, anche economico?
Queste immagini e pensieri e ipotesi e sogni, che si scorgono specularmente presenti anche nella dirimpettaia Messina, si è convinti che quotidianamente ti affiorano alla mente: quando leggi, se la leggi, la cronaca politica fatta a volte di inconcludenti risse su questioni a noi lontane; quando pensi al non ottimale utilizzo dei finanziamenti comunitari e ai contemporanei sprechi di pubbliche risorse; quando percepisci che il respiro internazionale/mediterraneo della tua area metropolitana, l’unica in Calabria che così possa essere definita, e le sue enormi potenzialità di sviluppo, vengono diuturnamente mortificate; quando senti opprimente la cappa dell’inefficienza burocratica; quando osservi un becero provincialismo tarpare le ali della tua immaginazione. Caro lettore, che leggi e pensi e percepisci e senti e osservi, a questo punto ti chiederai del perché di un simile incipit: dove si vuole arrivare; qual è lo scopo? Premesso che di attenzione sui variegati aspetti delle dinamiche politiche reggine ve ne è più che a sufficienza (troppa e con troppo modesti risultati? – ma questo è un altro problema); posto che il vero maggiore interesse della Città, oggi come oggi, è quello di riscoprire le proprie radici, che non possiamo certo definire solo occidentali, e di potersi autonomamente sviluppare in una tollerante e solidale “società aperta” mediterranea; Reggio, se svincolata da tarpanti legami, da “città libera” inserita in un ampio contesto metropolitano, avrebbe tutti i numeri per poter divenire un vero autonomo baricentro culturale ed economico delle popolazioni che si affacciano sul Mare Nostrum: in essa, non più città di frontiera bensì cerniera tra l’opulenta Europa cristiana e il Mediterraneo islamico, i cittadini, “emancipati attraverso la conoscenza” secondo l’illuministico insegnamento del Pestalozzi, avrebbero illimitate opportunità di crescita, sia umana che sociale. Un’utopia? Certamente! Ma che importa: per dare battaglia non è indispensabile pensare di avere la vittoria già in tasca, a volte è bene andare alla guerra anche solo perché la si ritiene giusta. D’altronde, pur non riuscendo a combinar nulla, ci si potrebbe sempre consolare con le parole che Miguel de Cervantes pone in bocca al suo Don Chisciotte: “La derrota es el blasòn del alma bien nacida” (La sconfitta è il blasone dell’animo nobile). Ed ecco che dall’animo di un manipolo di reggini, nobile sì ma non certo smanioso di fregiarsi del blasone della sconfitta, desiderosi di riversare in attività di pubblica utilità il proprio patrimonio di conoscenze ed esperienze, nasce l’idea di un’Associazione che, aggettivata come Mediterranea, si identifica col nome originario greco della nostra città, Rhegion nella translitterazione latina.SEGUE nel volumetto "La Fondazione Mediterranea": si può scaricabile in pdf da sito www.fondazionemediterranea.eu e/o richiedere in versione cartacea comunicando il proprio nome e indirizzo postale a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
UN'IDEA DI CITTA'
Giovedì 12 Giugno 2008 20:31
Nel gennaio del 2008 nasce "Un'idea di città", foglio mensile della Fondazione Mediterranea, ideale crogiolo di riflessioni etico-estetiche ed epistemologiche sulla Città Metropolitana dello Stretto. Il testo che segue, pubblicato negli ultimi mesi del 2007, è tratto dalla presentazione dell'iniziativa editoriale.
Che cos’è una Regione? La definizione principe è di vasta estensione di superficie terrestre con sue proprie caratteristiche geomorfologiche, climatiche, floreali e faunistiche. Vari linguaggi tecnici si sono appropriati del lemma, usandolo con specifici significati: regione militare, regione storica, regione marina, ecc.
Di Regione si può parlare anche dal punto di vista antropologico-culturale ed etnico-religioso. Regione è, infine, un Ente territoriale con poteri amministrativi e legislativi, in parte autonomi, in cui può essere suddiviso uno Stato. Fin qui ciò che ci dicono il senso condiviso, gli accettati significati, le accezioni stratificate dall’uso. Ma esiste anche un altro modo di intendere una Regione, con un significato che, in parte inglobando i precedenti, acquista una valenza sua propria, immateriale: come se fosse più una Regione dello spirito che geografica.
Una Regione identitaria, insomma, fatta di comuni sensazioni e affinità, di stessa storia e radici, di coincidenti interessi economici e commerciali. L’Area dello Stretto è tutto ciò: regione geografica nell’accezione più comune del termine; regione antropologico-culturale; regione storica; regione commerciale; regione identitaria. Non è, però, un Ente territoriale ovvero una Regione dello Stato.
MESSINA VERSO LE ELEZIONI COMUNALI
Giovedì 12 Giugno 2008 07:15
Messina sta vivendo in questi anni una delle fasi più critiche e tormentate della sua millenaria storia, assediata com’è da alcune problematiche sociali e urbanistiche rimaste irrisolte: approssimativa gestione dei rifiuti solidi urbani, caoticità del traffico urbano nonostante la presenza di un’avanzata metropolitana di superficie, servizi sociali assolutamente insufficienti, mancanza di collegamenti costanti e frequenti e veloci sullo Stretto, persistenza di quartieri baraccati che in prevalenza ancora insistono nelle aree in cui vennero ideati dopo il terremoto del 1908, crisi occupazionale aggravata dalla perdita di posti di lavoro in settori un tempo strategici per la sua economia (cantieristica, commercio, ferrovie).
A tutto questo si aggiunge la sensazione dei messinesi di essere in una città bloccata, stretta com’è in una morsa le cui braccia sono costituite dalla criminalità organizzata e da ben identificabili poteri forti economici, il cui obiettivo è uno status quo in grado di garantire il mantenimento delle rendite parassitarie. Questa diade di potere, controllando capillarmente il territorio e l’economia e il consenso, blocca le energie di una città che, oggi come ieri, agli occhi dei reggini appare tristemente sonnacchiosa e quasi rassegnata a continuare a vivere di quelle rendite derivanti dalla sua posizione e dal suo territorio provinciale.
L’assottigliamento di queste rendite (dismissione di apparati burocratici statali, autonomizzazione di parti ricche della sua Provincia) sembra stia finalmente svegliando Messina, nella cui cittadinanza sta assestandosi l’idea che un futuro buon sviluppo debba concretizzarsi in un’ottica non solo isolana: con l’apertura a scenari socio-politici che, sprovincializzandola, portino la città peloritana e il suo hinterland a essere parte di una più vasta area metropolitana che comprenda l’estrema punta dello Stivale.
L’imminente conclusione della sfida per la conquista di Palazzo Zanca tra Francescantonio Genovese, candidato del PD, e Giuseppe Buzzanca, di AN, con il terzo incomodo di Fabio D’Amore, dell’UDC e già presidente del Consiglio Comunale, che potrebbe giocare un suo ruolo in caso di ballottaggio, (dando per scontata una presenza quasi simbolica di Rosario Ansaldo Patti, di Rifondazione Comunista, e di Filippo Clementi, di Forza Nuova), consegnerà al vincitore un pacchetto non indifferente di problemi da risolvere: che andranno affrontati sopratutto con il lasciarsi alle spalle i temi di una campagna elettorale condotta più all’insegna della presa sull’immaginario della cittadinanza che della proposizione concreta.
Infatti, come anche puntualmente segnalato da Peppe Caridi su www.strill.it, l’ossessiva presenza del tema del Ponte sullo Stretto (la cui costruzione non può certo dipendere dalle volontà dei sindaci) sta distogliendo oggi, come ha fatto anche in passato, l’attenzione dei cittadini dai veri problemi dell’area metropolitana dello Stretto: che, come ogni opera dell’uomo, va costruita pezzo per pezzo, giornalmente, con pazienza e determinazione, senza inseguire il sogno che, a seguito della realizzazione dell’attraversamento stabile sullo Stretto, questa si possa realizzare da sola come per incanto.
L’augurio dei reggini è che, per il bene di tutta l’area, chiunque vinca (Genovese o Buzzanca) concentri la sua attenzione su progetti concreti e, un po’ come si è fatto a Reggio (prima con Falcomatà e poi con Scopelliti), si produca crescita locale con un’attenzione al secondo livello, quello riguardante l’Area dello Stretto, presupposto indispensabile per accedere al terzo livello, quello delle dinamiche economiche vaste e transnazionali. Le due città, da sole, non potranno essere in grado di sfruttare al meglio le opportunità che verranno date dalla concretizzazione nel 2010 dell’area di libero scambio prevista nel Mediterraneo dal Protocollo di Barcellona: cosa che potrebbero fare le realtà comunali dello Stretto e le due Provincie se facessero sistema e si muovessero all’unisono.
L'INTEGRAZIONE COMMERCIALE TRA REGGIO E MESSINA
Lunedì 09 Giugno 2008 22:14
Durante la dominazione spagnola dell’Italia meridionale, nel XVII secolo, il Regno di Napoli subì una forte congiuntura economica che, per la sua intensità, determinò una crisi demografica in vaste porzioni del suo territorio, tra cui la Calabria. Si salvò la costa tirrenica meridionale dello Stivale da Bagnara a Reggio che, grande produttrice di seta grezza, poté continuare la sua produzione esportandola attraverso il porto franco di Messina.
Questo è solo uno degli esempi storici di come l’economia dello Stretto abbia tratto vantaggio, soprattutto nei periodi critici, dall’interscambio commerciale tra le due sponde.
Venendo ai nostri giorni, è nozione comune che, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, una parte statisticamente rilevante dell’economia commerciale di Messina, principalmente ma non solo quella riguardante le attività di viale San Martino e delle limitrofe strade centrali, si basava sugli acquisti che venivano effettuati dalle famiglie degli studenti calabresi residenti in Messina e anche da chi, come i residente a Villa San Giovanni, si recava in Sicilia anche solo per acquisti.
Negli Novanta e nell’attuale decennio, per la maggiore vivacità dell’economia reggina e per l’apertura nel Reggino di grossi centri commerciali come quello di Villa, si è osservato un ribaltamento del flusso, testimoniato dalle ragguardevoli presenze siciliane alla notte bianca reggina dello scorso anno.
Il dato che può essere dato per acquisito dall’analisi di queste e di analoghe tendenze è che, comunque sia indirizzato il flusso, la ricchezza complessiva della zona, nel nostro caso dell’Area dello Stretto, si incrementa.
Sulla scorta di queste considerazioni la Fondazione Mediterranea ha organizzato, per giovedì 12 giugno alle ore 16 presso la Camera di Commercio di Reggio, il convegno “Area dello Stretto: ricadute economiche dell’integrazione commerciale” con la partecipazione, oltre che di Lucio Dattola e Antonio Calmieri, presidente e segretario generale della Camera di Commercio Reggio Calabria, anche di Vincenzo Musumeci e Pietro Ilacqua, presidente e segretario generale della Camera di Commercio di Messina.
L’obiettivo è quello di gettare le basi per una stabile strutturazione dell’interscambio commerciale tra le due Città e le loro Province, che sarà oggetto di un protocollo d’intesa da sottoscrivere in una prossima analoga riunione da tenersi a Messina.
Durante la dominazione spagnola dell’Italia meridionale, nel XVII secolo, il Regno di Napoli subì una forte congiuntura economica che, per la sua intensità, determinò una crisi demografica in vaste porzioni del suo territorio, tra cui la Calabria. Si salvò la costa tirrenica meridionale dello Stivale da Bagnara a Reggio che, grande produttrice di seta grezza, poté continuare la sua produzione esportandola attraverso il porto franco di Messina.
Questo è solo uno degli esempi storici di come l’economia dello Stretto abbia tratto vantaggio, soprattutto nei periodi critici, dall’interscambio commerciale tra le due sponde.
Venendo ai nostri giorni, è nozione comune che, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, una parte statisticamente rilevante dell’economia commerciale di Messina, principalmente ma non solo quella riguardante le attività di viale San Martino e delle limitrofe strade centrali, si basava sugli acquisti che venivano effettuati dalle famiglie degli studenti calabresi residenti in Messina e anche da chi, come i residente a Villa San Giovanni, si recava in Sicilia anche solo per acquisti.
Negli Novanta e nell’attuale decennio, per la maggiore vivacità dell’economia reggina e per l’apertura nel Reggino di grossi centri commerciali come quello di Villa, si è osservato un ribaltamento del flusso, testimoniato dalle ragguardevoli presenze siciliane alla notte bianca reggina dello scorso anno.
Il dato che può essere dato per acquisito dall’analisi di queste e di analoghe tendenze è che, comunque sia indirizzato il flusso, la ricchezza complessiva della zona, nel nostro caso dell’Area dello Stretto, si incrementa.
Sulla scorta di queste considerazioni la Fondazione Mediterranea ha organizzato, per giovedì 12 giugno alle ore 16 presso la Camera di Commercio di Reggio, il convegno “Area dello Stretto: ricadute economiche dell’integrazione commerciale” con la partecipazione, oltre che di Lucio Dattola e Antonio Calmieri, presidente e segretario generale della Camera di Commercio Reggio Calabria, anche di Vincenzo Musumeci e Pietro Ilacqua, presidente e segretario generale della Camera di Commercio di Messina.
L’obiettivo è quello di gettare le basi per una stabile strutturazione dell’interscambio commerciale tra le due Città e le loro Province, che sarà oggetto di un protocollo d’intesa da sottoscrivere in una prossima analoga riunione da tenersi a Messina.
FONDAZIONE MEDITERRANEA
Domenica 08 Giugno 2008 09:09
* La Fondazione Mediterranea è una fondazione di partecipazione cittadina e, come tale, aperta al contributo di coloro i quali, avendone i requisiti e fattane domanda (soggetta al vaglio del CdA), intendano parteciparvi condividendone gli obiettivi. L’ordinamento della Mediterranea, che potremmo definire con l’inedito termine di “fondazione cittadina”, contrariamente alla prassi comunemente adottata nelle altre fondazioni, è ispirato a criteri di democraticità partecipativa: è l’Assemblea dei soci, infatti, a nominare Presidente, Consiglio di Amministrazione e Collegio dei Revisori.
* Leggendo lo statuto (vai al sito www.fondazionemediterranea.eu) poco chiara potrebbe apparire la suddivisione tra soci “fondatori”, “aderenti” e “partecipanti”. Soci fondatori, insieme all’Associazione Mediterranea Rhegion che ne è stata promotrice, sono il Comune e la Provincia di Reggio Calabria, insieme al Circolo di Società come più antica struttura associativa cittadina. Soci aderenti sono le speculari istituzioni messinesi. Le persone fisiche, con la qualifica di soci partecipanti, hanno la guida concreta della Fondazione. I legali rappresentanti dei soci fondatori e aderenti, o i loro delegati, costituiscono il “comitato di indirizzo”. Questo, sentito il “comitato scientifico”, dà gli indirizzi generali entro i quali si deve muovere il CdA della Fondazione, che dà conto del suo operato all’Assemblea dei soci.
* Meccanismo farraginoso? Può anche darsi, ma è l’unico che possa garantire trasparenza, indipendenza e “buon governo”. Espressamente prevista l’incompatibilità per i soci partecipanti tra il ricoprire cariche all’interno della fondazione e un’eventuale loro attività politica attiva nelle tradizionali forze politiche, la Fondazione Mediterranea, in assoluta indipendenza, in un’ottica di superamento delle ideologie politiche e in un contesto di rivalutazione delle radici storico-culturali reggine e dell’Area dello Stretto, indirizza la sua azione alla promozione e allo sviluppo “autonomo” dell’Area e della Città Metropolitana dello Stretto.
* “Autonomia” è la parola chiave che, al di là degli altri intendimenti largamente condivisibili, qualifica la Fondazione. Questo concetto, non solo metaforico, che per ovvie motivazioni non viene né insistito né particolarmente esplicitato nello statuto, è comunque in maniera esaustiva espresso nel “manifesto ideologico” dell’Associazione Mediterranea Rhegion (scaricabile da www.fondazionemediterranea.eu).
* Un’ultima precisazione sui rapporti tra Associazione Mediterranea Rhegion e Fondazione Mediterranea. L’Associazione (costituita in Reggio Calabria con atto del notaio Carlo Zagami il 26 marzo 2003), una volta costituita la Fondazione (in Reggio Calabria per atto del notaio Franco Albanese il 4 aprile del 2006), fa parte col suo presidente del citato comitato di indirizzo, insieme alla speculare associazione Mediterranea Zancle (costituita in Messina il 10 aprile del 2008), ed ai rappresentanti degli Enti Locali dell’Area dello Stretto. I soci delle due associazioni sono prevalentemente anche soci partecipanti della Fondazione e, pertanto, le tre assemblee, anche se non sovrapposte, sono perfettamente integrate.

