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Università e territorio - Considerazioni a margine del convegno "Ipotesi gaia"

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Scritto da Domenico Giovedì 24 Aprile 2008 10:43

Incontro col prof. Giovanni Cacco, direttore del Biomaa
UNIVERSITÀ E TERRITORIO
CONSIDERAZIONI A MARGINE DEL CONVEGNO “IPOTESI GAIA”

Di Enzo Vitale da Il Quotidiano

 

VITALE - Come evidenziato dal rettore Alessandro Bianchi nella relazione introduttiva della manifestazione per l’inaugurazione dell’anno accademico, i rapporti tra Università e territorio possono essere inquadrati da tre punti di vista. Il primo riguarda le risorse del territorio, ossia con quel complesso di componenti naturali, umane, insediative e culturali che questo esprime e dalle quali l’Università trae il substrato sul quale si fonda. Il secondo è relativo agli Enti, ovvero a quei soggetti cui fa capo la gestione di parti del territorio e con i quali l’Università collabora sul piano tecnico-scientifico. Il terzo riguarda i cittadini, ossia le persone che abitano, lavorano, studiano, vivono nella città sede universitaria e nei paesi limitrofi. Al professor Giovanni Cacco, direttore del Dipartimento Biomaa (Biotecnologie per il monitoraggio agroalimentare e ambientale) della Facoltà di Agraria dell’Università Mediterranea, chiedo di illustrarmi il suo punto di vista con particolare riguardo al terzo tipo di rapporti.
CACCO - Dopo una un po’ troppo lunga stagione di indifferenza, e a volte di insofferenza, i reggini hanno imparato a conoscere l’Università Mediterranea, ad apprezzarla, a considerarla come la propria Università e, sopratutto, come una parte viva della loro città. Si è trattato di un passaggio decisivo, che ha comportato anche il dover subire critiche, a volte motivate a volte no: ma il fatto stesso che queste ci siano state è segno di una definitiva appartenenza alla comunità cittadina, a quella che vive a più stretto contatto con la sede universitaria e che pertanto, conoscendo meglio l’Università e le sue dinamiche, è in grado di valutarla. Il tutto è avvenuto anche grazie alla lungimirante politica di apertura alla città avviata e portata avanti con determinazione dal rettore Bianchi.
LA COLLABORAZIONE CON IL CIRCOLO DI SOCIETA’
VITALE - La riunione di studio su “Ipotesi Gaia e sviluppo sostenibile” del 17 ottobre, organizzata dal tuo Dipartimento insieme al Circolo di Società, può essere considerata un esempio della citata apertura della Mediterranea alla civitas reggina? O meglio, l’aver eletto a proprio partner per questa iniziativa il più antico circolo cittadino, ha un significato particolare o semplicemente si pone in linea con la politica di “embricatura” tra Università e città seguita fin ora con decisione dal Rettore?

CACCO - Non so per voi reggini, ma per me che da straniero vivo la vita della vostra città, che potrei considerare ormai quasi anche mia dato che vi passo più tempo che non nella nativa Venezia, il vostro prestigioso Circolo di Società, nato nel 1862 all’indomani dell’unità italiana e come tale uno dei più antichi circoli italiani, rappresenta emblematicamente tutta Reggio con la sua storia. Questo e non altro è il significato della partnership.
VITALE - Veniamo al tema dell’incontro di studio. Nella brochure illustrativa vi si può leggere che nello spazio di poco più di una generazione sono avvenute mutazioni climatiche di entità tale da cominciare a incidere anche sul nostro stile di vita: sulle loro cause ne sappiamo poco, vuoi per una comunicazione mediatica che insegue la notizia sensazionale tralasciando di fornire un’informazione seria e dettagliata, vuoi anche perché l’ecologia planetaria è una disciplina scientifica ancora troppo giovane e poco evoluta per dare risposte certe e inequivoche a fenomeni estremamente complessi.
CACCO - È proprio perché siamo tutti coscienti di vivere in siffatto contesto di sostanziale diffusa “ignoranza” che si è posta l’idea di una riunione che divulgasse informazioni e stimolasse quesiti, e che in maniera piana e discorsiva affrontasse il problema dell’evoluzione della biosfera in quella che si potrebbe ormai definire come “noosfera”, un pianeta interamente controllato dall’intelligenza dell’uomo.

LO SVILUPPO SOSTENIBILE DEL PIANETA “GAIA”
VITALE - La trasformazione della biosfera in noosfera pone delle precise responsabilità sulle spalle dell’uomo. Dice infatti Karl Popper: “Il futuro è aperto: dipende da tutti noi, da quello che facciamo e faremo; e ciò che facciamo e faremo dipende dai nostri pensieri, dai nostri desideri, dalle nostre speranze, dalle nostre paure”. Chi si occupa di biotecnologie e ambiente ha una maggiore responsabilità sul futuro di quanto ne possa avere un uomo comune: da quale prospettiva concettuale hai affrontato il problema dello sviluppo sostenibile?
CACCO - Il punto di vista dal quale si è guardato alle tematiche in oggetto è quello formalizzato nell’Ipotesi Gaia, che concepisce la Terra come un unico sistema fisiologico, quasi un’entità viva: su di essa gli organismi e l’ambiente sarebbero da considerare alla stregua di un insieme integrato in cui i sistemi biologici modificano il contesto fisico, che a sua volta, così modificato, influisce sull’evoluzione dei viventi.
VITALE - Non sei entrato, quindi, nella polemica tra i biologi naturalisti, per i quali l’ordine naturale è da rispettare sempre e comunque, e quelli umanisti, secondo cui è nostro diritto riorganizzare la natura per migliorare la qualità della vita.
CACCO - Certamente. Noi che crediamo nell’Ipotesi Gaia tra le due abbiamo assunto un’altra posizione, a nostro avviso più matura e articolata. Essa contempera, come si può leggere nella citata brochure, “l’ineludibile esigenza della salvaguardia ambientale e del rispetto della natura con l’altrettanto imprescindibile necessità dell’uomo di procedere sulla strada del progresso”.

CARPENT TUA POMA NEPOTES
VITALE - Bertold Brecht nella sua “Opera da tre soldi” scrive: “Prima la trippa e poi vien la virtù”. Questa frase è riportata nel primo risvolto di copertina del volumetto “Lo sviluppo sostenibile” che, redatto a cura del Consiglio Direttivo del Circolo di Società, è stato dato in omaggio ai partecipanti all’incontro. Concordi con la tesi che è mera utopia pensare di poter attuare serie politiche ambientali a livello globale prima che tutta la popolazione mondiale abbia conseguito una qualità di vita accettabile?
CACCO - Utopia o no, siamo moralmente obbligati a far sì che lo sviluppo del pianeta Terra sia “sostenibile”, dando a questo termine il significato conferitole per la prima volta dal segretario dell’ONU Brundtland nel 1987: “Lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri bisogni”.
VITALE - “Carpent tua poma nepotes”: il verso di Virgilio (Egloghe, IX, 50) “I nipoti raccoglieranno i tuoi frutti”, messo a epigrafe del citato volumetto, è attualissimo.
CACCO - Stiamo assistendo, con la conoscenza sempre maggiore che l’uomo ha dei fenomeni naturali, a una progressiva trasformazione della nostra biosfera in una “noosfera”, un pianeta interamente controllato dall’intelligenza umana: i nostri figli raccoglieranno i frutti di questo non sempre responsabile controllo.

DA BIOSFERA A “NOOSFERA”
VITALE - Il primo a parlare di “biosfera” e di “noosfera” fu Vladimir Vernadskij con la pubblicazione, a Leningrado nel 1926, della summa del suo pensiero. Questa grande figura di scienziato e filosofo restò travolta nel crollo della biologia russa degli anni ’30, determinata dall’insensata leadership di Lysenko che si scagliò contro i principi della genetica mendeliana. Alla luce di quanto detto nel convegno “Ipotesi gaia”, pensi che si debba rivalutare Vernadskij?
CACCO - L’orientamento attuale è quello di contemperare la biologia riduzionistica occidentale, che osserva la vita dopo averla scomposta in geni e molecole, con la biologia integrativa della rivalutata vecchia scuola russa, che studia la vita in rapporto alle comunità ecologiche e ai rapporti planetari: Vernadskij è stato riscoperto e la sua opera è considerata anticipatrice dell’Ipotesi Gaia.
VITALE - La nascita di questa noosfera presuppone una conoscenza dettagliata e puntuale dei fenomeni fisici e biologici terrestri, che si è però ancora molto lontani dal possedere data la loro estrema complessità.
CACCO - Hai ragione. All’uopo si può prendere a esempio, come fatto durante l’incontro al Circolo di Società, l’aumento nell’atmosfera del biossido di carbonio prodotto dalle attività umane e i suoi effetti. Questi, distinguibili in fisici, determinanti l’effetto serra e le variazioni climatiche, e in biologici, causa di alterazioni del ritmo di crescita dei vegetali e del loro fabbisogno idrico, non sono giudicati allo stesso modo dagli esperti di ecologia planetaria.

IL DIO DELLA GENESI E LA NOOSFERA
VITALE - Potremmo quindi ancor oggi accettare quanto Shakespeare fa dire da Amleto a Orazio: “Vi sono più cose in cielo e in terra di quante ne immagini la tua filosofia”?
CACCO - Pur riconoscendo l’impossibilità di conoscere tutto il conoscibile, il compito di noi uomini di scienza è quello di andare comunque avanti sulla strada del sapere.
VITALE - Un’ultima domanda. Per voi studiosi della natura, il Dio biblico della Genesi ha consegnato la Biosfera all’uomo, perché la modificasse a suo piacimento in noosfera, o piuttosto ha affidato l’uomo alla Terra? In altri termini, la noosfera è presente nel disegno divino ovvero è frutto di una diabolica deriva?
CACCO - Posto che la seconda ipotesi della prima domanda è più consona a un’impostazione che si rifà alle filosofie orientali, ognuno potrà trovare la risposta dentro di sé. Per quanto riguarda il secondo quesito, la soluzione sarà data dall’uso che l’uomo saprà fare del proprio libero arbitrio.

OSMOSI TRA MEDITERRANEA E TERRITORIO
VITALE - Abbiamo un po’ troppo divagato allontanandoci dal tema prefissatoci per il nostro incontro: a sua chiusura vogliamo ritornarci?
CACCO - I rapporti tra Università e territorio saranno sempre ben presenti nell’agenda degli impegni dell’Ateneo reggino, che dal territorio trae linfa per il suo sviluppo e che in questo ha intenzione di riversare i prodotti del suo impegno.
VITALE - Manifestazioni come l’incontro di studio organizzato insieme al Circolo di Società saranno un’eccezione dovuta all’idea e all’impegno di singole persone oppure diverranno una routine in grado di far “embricare” lo staff docente alla civitas reggina?
CACCO - Non ci si può che augurare che sia la seconda ipotesi a prevalere, tenendo comunque conto del fatto che nulla di positivo potrà essere concluso se non vi saranno le idee e l’impegno delle singole persone.