Edizione 2007 - Fabio Venzi - Miti e simboli del Novecento
Giovedì 18 novembre 2007 Aula Magna Facoltà Ingegneria Università Mediterranea
Lectio Magistralis “Miti e simboli del Novecento” (cliccare sulla copertina per scaricare il pdf)
MITO, SCIENZA, LETTERATURA
Da Erodoto in poi il concetto di mito, dal greco mûthos, leggenda o racconto fantastico e simbolico, entrò in collisione con quello di lògos, parola o racconto vero. Prima di allora, agli albori dell’antichità classica greca e romana, e più ancora nelle società arcaiche, la mitologia dominava incontrastata la cultura spirituale: nonostante il suo carattere fantastico, costituiva il principale strumento di concettualizzazione; svolgendo, inoltre, un preciso ruolo regolatore nella vita sociale. “Unità sincretica e differenziata della creazione poetica inconscia, della religione primitiva e delle rudimentali concezioni prescientifiche del mondo circostante” (Eleazar M. Meletinskij, Il Mito, Editori Riuniti, 1993, pag. 170), la mitologia nelle antiche civiltà fu il punto di partenza dello sviluppo filosofico e letterario, il “terreno e l’arsenale” delle prime forme religiose e poetiche.
La storia della cultura è stata sempre in relazione con l’eredità mitologica. Questo rapporto, pur con sensibili oscillazioni, si è costantemente evoluto verso una demitologizzazione: il trend raggiunge il suo massimo con l’Illuminismo del XVIII secolo e il Positivismo del IX. Nel Novecento, in cui si raccoglie in parte l’eredità dell’infatuazione del Romanticismo verso il mito, paradigmaticamente rappresentata dalla straordinaria esperienza artistica di Wagner, soprattutto nella cultura occidentale
si osserva una nuova mitologizzazione. È così che la “poetica del mito” si condensa nel consapevole interesse sia degli scrittori modernisti (come Joyce, Kafka, Lawrence, Yeats, Eliot, O’Neill, Cocteau) che di quelli che non vi possono essere inclusi (come ad esempio Thomas Mann e Garcìa Màrquez): essi considerano la mitologia sia come uno strumento di organizzazione del materiale artistico che come espressione di eterni principi psicologici o tenaci modelli culturali nazionali.
Questo mitologismo letterario, in cui è predominante l’idea che i prototipi mitologici si ripetano ciclicamente sotto diverse maschere, si fonda sull’apologia del mito operata dal “vitalismo” di Nietzsche e Bergson oltre che sulle teorie psicanalitiche di Freud e Jung.
Tutto concorre a far sì che nel Novecento la mitologia non sia più solo uno strumento culturale ma diventi una “sacra scrittura” cui far riferimento proprio mentre si identifica la crisi della cultura borghese, con il suo distacco dal razionalismo positivista e dalla concezione liberale della storia, come crisi dell’intera civiltà occidentale.
Un ottimo contributo alla comprensione dell’idea di mito nel Novecento è stata fornita dalle ricerche del prof. Fabio Venzi, in cui si è saputo contemperare l’analisi razionale con la poetica del mito in un paradigmatico esempio di contaminazione dei saperi. Fabio Venzi, scrittore e saggista, è nato a Roma nel 1961. Laureatosi in sociologia con una tesi sui rapporti tra fascismo e massoneria, ha curato la collana di studi “Meridione d’Italia” delle Edizioni d’Arte di Roma. Relatore di numerosi convegni di carattere storico-filosofico in Italia e all’estero è fondatore e direttore editoriale delle riviste filosofiche “De Hominis Dignitate” e “Ars Quatuor Coronatorum”. È uno dei maggiori esperti di sociologia delle religioni, di psicologia sociale, di mitologia ed esoterismo.




