POSSIBILI SINERGIE TRA LA CITTÀ METROPOLITANA REGGINA E LA PROVINCIA DI VIBO

LA FONDAZIONE MEDITERRANEA E IL LIONS PER LA CREAZIONE DI UN UNICO BRAND TURISTICO DELL’AREA DELLO STRETTO CHE COMPRENDA ANCHE TROPEA E LA COSTA DEGLI DEI

29 MAGGIO 2020 - PARCO CASERTA NORD, 13 - ORE 19:00

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La Fondazione Mediterranea ha da tempo identificato nella costa di Vibo Valentia la naturale proiezione a nord dell’Area dello Stretto.

La sponda calabrese dell’Area dello Stretto, se geograficamente limitata dal promontorio del S. Elia e antropologicamente dall'abitato di Bagnara, ragionando su scala globale e non locale, non avrebbe un "respiro" sufficientemente ampio da consentirle di proiettarsi a livello internazionale come sistema antropologico-territoriale integrato. In altri termini, l'Area dello Stretto, unicum storico-identitario a cavallo di due Regioni (che nella porzione siciliana si estende dalle Eolie a Taormina e all’Etna) con un'ottica di sinergia turistico-residenziale quasi naturalmente in Calabria si estende a Nord fino comprendere Capo Vaticano con Tropea e quindi anche Vibo Marina con Pizzo.

Più a nord inizia quella città diffusa costiera del medio e alto Tirreno calabrese cha va dall’istmo lametino fino al confine con la Basilicata, inguaribilmente ormai affetta dalla malattia geoterritoriale definita con il termine anglosassone dell'urban sprawl. Questo fenomeno, cresciuto in Italia dal secondo dopoguerra, è caratterizzato dalla nascita non programmata di città sparpagliate o diffuse, "nuova desolante forma del paesaggio italiano" secondo Salvatore Settis, fatta di conurbazioni non gestite che hanno la rappresentazione tipica nella zona pedemontana padana o sull'asse Roma Napoli.

La citata zona tirrenica costiera calabrese, preda di un devastante abusivismo edilizio e di una tumorale proliferazione di seconde case prevalentemente di proprietà campana, è di fatto un’unica "città lineare costiera" con sue proprie caratteristiche, geografiche e antropologiche, ben lontane da quelle della parte a sud dell’istmo lametino. L’Aspromonte che sovrasta l’Area dello Stretto, limitandone le superfici abitabili costiere, e i due grandi promontori del S. Elia e di Capo Vaticano, hanno impedito in questa zona il fenomeno dell'urban sprawl, favorendo un fiorire puntuale e non diffuso di centri abitativi e un tipo di turismo stagionale e residenziale in grado di interagire proficuamente con quello eoliano e siculo orientale, con cui fare un unico sistema.

Questi temi vennero già affrontati nel 2012, quando con il Governo Monti (16 novembre 2001 / 28 aprile 2013) si stava andando verso un ridimensionamento delle Provincie italiane e in Calabria le Provincie di Crotone e Vibo sarebbero dovute tornare con Catanzaro. Come avvenuto in altre parti d’Italia (solo qualche esempio: lmperia/Savona; Asti/Alessandria; Varese/Como; Pisa/Livorno; Parma/Piacenza) la soluzione non piacque: addirittura a Piacenza, dove pur di non cadere nuovamente sotto il "dominio" di Parma come ai tempi preunitari del Granducato, si fu sul punto di promuovere un referendum popolare per lasciare l'Emilia e passare con la Lombardia. L’"anschluss" da parte di Catanzaro non venne vista bene dal Vibonese dove, come a Piacenza, associazioni produttive o di categoria ipotizzarono un referendum popolare per aderire alla Città Metropolitana di Reggio Calabria.

La situazione venne “fotografata” il 2 dicembre del 2012 all’hotel Regent nel corso di un incontro con i rappresentanti dei comuni del Vibonese, organizzato dalla Fondazione Mediterranea e dai Club Lions del territorio. Il meeting fu preceduto il 29 novembre da una sua presentazione presso la Camera di Commercio reggina, che accettò di buon grado il suo coinvolgimento dell’iniziativa.

Oggi i tempi sono maturi per portare nuovamente all’attenzione della cittadinanza il problema dei rapporti tra Città Metropolitana e Provincia di Vibo e, soprattutto, quello della creazione di un unico brand turistico dell’Area dello Stretto esteso alla costiera vibonese.

Insieme alla Fondazione Mediterranea ne è fermamente convita anche l’associazione dei Lions Club che, anche con questo obiettivo, ha recentemente (il 18 febbraio 2020) riattivato il Comitato Interdistrettuale e il Cordinamento interclub che, facendo riferimento alla storica figura Lions dell’on. Avv. Armando Veneto, ha intenzione di porre all’attenzione pubblica anche il tema dell’obbligata multipolarità della Città Metropolitana reggina e di una revisione dello statuto metropolitano.

Vi sono le condizioni (oggi che lo spettro dell’annessione a Catanzaro non c’è più) per poter riparlare, a distanza di quasi dieci anni, di adesione di Vibo alla Città Metropolitana reggina? L’attenzione delle categorie produttive vibonesi è grande, oggi come allora, ma la condizione ineludibile è modificare l’impianto strutturale della città metropolitana in senso multipolare e rivederne lo statuto. Difficile ma non impossibile. Se ne parlerà nel corso di un incontro organizzato dalla Fondazione Mediterranea cui parteciperanno, oltre al presidente Vincenzo Vitale e all’avv. Armando Veneto, l’avv. Ettore Tigani, presidente di Circoscrizione Lions, l’avv. Massimo Serranò, presidente di Zona Lions, il prof. Nicola Pavone, presidente del Lions Club Host. I temi oggetto dell’incontro sono condivisi dall’ing. Nicola Clausi, governatore del Distretto Lions 108ya, che supporta e aderisce all’iniziativa.

 

 

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